La fiaba della buonanotte

Posted by Ele87 in Parole | 5 Comments

C’era una volta un re, seduto su un sofà, che disse alla sua serva: “Sto divano fa schifo! Voglio farmi quello della Ferilli!”. La donna guardò il suo padrone con aria rassegnata, ormai era un povero vecchio sull’orlo della demenza senile. Rimpianse i tempi in cui il sovrano la chiamava con tono gentile e le domandava: “Raccontami una storia!” ed essa incominciava…

Questa è la storia della regina Vittoria, che in realtà era una vacca. La regivacca Vittoria andava ghiotta per la cazzola. Era il 25 di luglio, l’afa e il caldo toglievano il respiro e l’appetito persino a un Sarcophilus harrisii durante la carestia biblica, ma lei aveva voglia di cazzola e ordinò alla sua serva Pigrizia di procacciare gli ingredienti necessari per preparare il piatto entro l’ora di pranzo.

Pigrizia andò al mercato, ed un cavolo verza comprò. Poi acquistò anche costine, cotenne e pancetta. Con passo spedito si dirigeva verso le cucine del castello della regivacca Vittoria quando per la strada incontrò Gino e Michele, i suoi amici transilvanleghisti.

I due uomini invitarono la serva a prendere una cadrega. A un invito così stuzzicante Pigrizia non riuscì a rifiutare. Presero la via che conduceva al ponte che univa il borgo all’isolotto che sorgeva nel mezzo di una risaia abbandonata, perché era radioattiva (si narra che parecchi anni prima un bambino ci cadde dentro acquistando dei superpoteri, ma questa è un’altra storia).

“Prenda pure una cadrega!” Disse Gino a Pigrizia. La serva controllò attentamente tutte le cadreghe della casa e scelse quella con la migliore stagionatura. I due uomini invece non attuarono una selezione così rigorosa, ma ne afferrarono una a caso.

Due uomini, una donna e tre cadreghe si avviarono verso i binari.

Comodamente seduti come nel salone di un cinema, quindi molto scomodi, attesero con trepidazione il passaggio del treno. Un coro di “Oooohhh!” accompagnò la corsa del bestione di ferro, poi Gino e Michele iniziarono a litigare: “L’altra volta c’erano più vagoni!” diceva uno “No! No! L’altra volta ce n’erano di meno! Ne sono sicuro!” rispondeva l’altro “Ué! Baüscia d’un baüscia! Ma ta se mia pù cunté?” “Ma ta se ti ün baüscia!” “Ma va a ciapé la lüna!” “E ti va a ciapé i rat!”

“Basta! Basta! Adesso smettetela! Il treno è il treno, e il treno è sempre bello!” Con questa acuta osservazione Pigrizia riuscì a riappacificare i suoi accompagnatori. Poi guardò l’orologio. Erano già le dieci, se non si fosse sbrigata la cazzola avrebbero potuta mangiarla alle 17 con il tè al posto dei biscotti, altro che per pranzo!

Mentre correva verso il castello, incontrò la bella Maria, che tutti la vogliono ma nessuno la piglia. Per questo nel paese veniva anche chiamata ragazza sfortunata e spesso se la prendeva con un certo Manuel, che nessuno però aveva mai visto. La poverina stava piangendo dopo essere stata lasciata per l’ennesima volta dall’ennesimo uomo della sua vita. Pigrizia non ebbe il coraggio di lasciarla da sola in un momento di così forte disperazione e si fermò ad ascoltarla.

Intanto si fecero le 11. “Se sposto indietro di un’ora tutti gli orologi del castello faccio ancora in tempo a non deludere la mia padrona!” pensò la serva. Ma nella corsa verso la meta venne fermata dalla bella lavanderina che lava i fazzoletti per i poveretti della città. Tutta trafelata le raccontò che aveva fatto un salto, poi un altro, aveva fatto una giravolta, e l’aveva fatta un’altra volta! Aveva guardato in su, aveva guardato in giù, ed ora doveva dare un bacio a suo marito, che cercava invano per le vie del borgo.

Il sogno della cazzola per la regivacca ormai era destinato a rimanere tale, gettando Pigrizia nello sconforto. Mentre camminava per i viottoli e le piazze del paese, si trovò di fronte a una rosticceria. “PIATTI TIPICI DEL LUOGO” spiccava nell’insegna, e un intenso odore di verza mista a costine, cotiche e pancetta usciva dalle finestre.

“Al diavolo tu, i tuoi fazzoletti e tuo marito! Io ho un posto di lavoro da mantenere e non voglio risprofondare nella piaga del precariato!” Dicendo così Pigrizia abbandonò la bella lavanderina per entrare nella rosticceria ed acquistare un’abbondante razione di gustosa cazzola.

Una volta finalmente arrivata al castello, travasò con un’abilità che solo le migliori serve possiedono, la cazzola comprata in una pentola. Et voilà, la cazzola fu servita in tavola in perfetto orario, con grande soddisfazione della padrona

Finito il pasto, la regivacca Vittoria si sedette sul suo divano in vera pelle umana con penisola e chiamò a sé la serva, chiedendole di raccontarle una storia. Ed essa incominciò…

C’era un volta un re, seduto su un sofà….

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Questo momento di follia vi è stato offerto da: Ele87 entertainment – A Fool in the Web.


5 Responses to La fiaba della buonanotte

  1. dite addio all’ultimo barlume di sanità mentale della Ele…

  2. Mister X says:

    Lukino, colpa tua! XD

  3. Errante says:

    Nel regno della regivacca Vittoria l’erba cresceva verde e soprattutto buona…

    Continua così, tra un po’ potrai scrivere i testi delle canzoni per Elio!

  4. Ele87 says:

    @Lukino: addio :cry:

    @Mister X: e già, chi è che mi mandava le fiabe metal di nonciclopedia?

    @Errante: molto buona, te lo posso assicurare!

  5. Ho un momento di confusione…
    Ma non avevi detto, da qualche parte, che questo blog non l’avresti più aggiornato?
    ?__?
    Ad ogni modo, la storia è talmente bislacca da piacermi assai!
    :)
    Ciau ciau!