Tre anni

Posted by Ele87 in Parole | 17 Comments

Sono passati tre anni dal giorno in cui inizia a imbrattare le pagine del web con i miei fumetti, pubblicando la mia prima striscia su questo blog.

Sono stati tre anni di crescita, di evoluzione, di sperimentazione sia nella forma che nei contenuti. Sono stati tre anni di conoscenza, di amicizie, di scambi di opinioni. Sono stati tre anni di lavoro costante, perché l’unica costante degli ultimi tre anni della mia vita sono stati i fumetti.

Le vere soddisfazioni però sono arrivate nell’ultimo anno, prima fra tutte la collaborazione con Siamo in Onda, e non solo. Ma ogni cosa a suo tempo e, se ci saranno novità, voi sarete i primi ad essere informati!

E adesso che mi appresto ad entrare nel mio quarto anno da fumettara, spero che il percorso che è stato finora possa continuare ancora a lungo, che possa insegnarmi e darmi ancora tanto, anche di più.

Mi piacerebbe tornare ad aggiornare questo blog. Quest’estate avevo iniziato a lavorare su una cosetta che se avrò tempo di portare avanti, troverà spazio su queste pagine.

Per il resto, vi rimando sempre qui.

La fiaba della buonanotte

Posted by Ele87 in Parole | 5 Comments

C’era una volta un re, seduto su un sofà, che disse alla sua serva: “Sto divano fa schifo! Voglio farmi quello della Ferilli!”. La donna guardò il suo padrone con aria rassegnata, ormai era un povero vecchio sull’orlo della demenza senile. Rimpianse i tempi in cui il sovrano la chiamava con tono gentile e le domandava: “Raccontami una storia!” ed essa incominciava…

Questa è la storia della regina Vittoria, che in realtà era una vacca. La regivacca Vittoria andava ghiotta per la cazzola. Era il 25 di luglio, l’afa e il caldo toglievano il respiro e l’appetito persino a un Sarcophilus harrisii durante la carestia biblica, ma lei aveva voglia di cazzola e ordinò alla sua serva Pigrizia di procacciare gli ingredienti necessari per preparare il piatto entro l’ora di pranzo.

Pigrizia andò al mercato, ed un cavolo verza comprò. Poi acquistò anche costine, cotenne e pancetta. Con passo spedito si dirigeva verso le cucine del castello della regivacca Vittoria quando per la strada incontrò Gino e Michele, i suoi amici transilvanleghisti.

I due uomini invitarono la serva a prendere una cadrega. A un invito così stuzzicante Pigrizia non riuscì a rifiutare. Presero la via che conduceva al ponte che univa il borgo all’isolotto che sorgeva nel mezzo di una risaia abbandonata, perché era radioattiva (si narra che parecchi anni prima un bambino ci cadde dentro acquistando dei superpoteri, ma questa è un’altra storia).

“Prenda pure una cadrega!” Disse Gino a Pigrizia. La serva controllò attentamente tutte le cadreghe della casa e scelse quella con la migliore stagionatura. I due uomini invece non attuarono una selezione così rigorosa, ma ne afferrarono una a caso.

Due uomini, una donna e tre cadreghe si avviarono verso i binari.

Comodamente seduti come nel salone di un cinema, quindi molto scomodi, attesero con trepidazione il passaggio del treno. Un coro di “Oooohhh!” accompagnò la corsa del bestione di ferro, poi Gino e Michele iniziarono a litigare: “L’altra volta c’erano più vagoni!” diceva uno “No! No! L’altra volta ce n’erano di meno! Ne sono sicuro!” rispondeva l’altro “Ué! Baüscia d’un baüscia! Ma ta se mia pù cunté?” “Ma ta se ti ün baüscia!” “Ma va a ciapé la lüna!” “E ti va a ciapé i rat!”

“Basta! Basta! Adesso smettetela! Il treno è il treno, e il treno è sempre bello!” Con questa acuta osservazione Pigrizia riuscì a riappacificare i suoi accompagnatori. Poi guardò l’orologio. Erano già le dieci, se non si fosse sbrigata la cazzola avrebbero potuta mangiarla alle 17 con il tè al posto dei biscotti, altro che per pranzo!

Mentre correva verso il castello, incontrò la bella Maria, che tutti la vogliono ma nessuno la piglia. Per questo nel paese veniva anche chiamata ragazza sfortunata e spesso se la prendeva con un certo Manuel, che nessuno però aveva mai visto. La poverina stava piangendo dopo essere stata lasciata per l’ennesima volta dall’ennesimo uomo della sua vita. Pigrizia non ebbe il coraggio di lasciarla da sola in un momento di così forte disperazione e si fermò ad ascoltarla.

Intanto si fecero le 11. “Se sposto indietro di un’ora tutti gli orologi del castello faccio ancora in tempo a non deludere la mia padrona!” pensò la serva. Ma nella corsa verso la meta venne fermata dalla bella lavanderina che lava i fazzoletti per i poveretti della città. Tutta trafelata le raccontò che aveva fatto un salto, poi un altro, aveva fatto una giravolta, e l’aveva fatta un’altra volta! Aveva guardato in su, aveva guardato in giù, ed ora doveva dare un bacio a suo marito, che cercava invano per le vie del borgo.

Il sogno della cazzola per la regivacca ormai era destinato a rimanere tale, gettando Pigrizia nello sconforto. Mentre camminava per i viottoli e le piazze del paese, si trovò di fronte a una rosticceria. “PIATTI TIPICI DEL LUOGO” spiccava nell’insegna, e un intenso odore di verza mista a costine, cotiche e pancetta usciva dalle finestre.

“Al diavolo tu, i tuoi fazzoletti e tuo marito! Io ho un posto di lavoro da mantenere e non voglio risprofondare nella piaga del precariato!” Dicendo così Pigrizia abbandonò la bella lavanderina per entrare nella rosticceria ed acquistare un’abbondante razione di gustosa cazzola.

Una volta finalmente arrivata al castello, travasò con un’abilità che solo le migliori serve possiedono, la cazzola comprata in una pentola. Et voilà, la cazzola fu servita in tavola in perfetto orario, con grande soddisfazione della padrona

Finito il pasto, la regivacca Vittoria si sedette sul suo divano in vera pelle umana con penisola e chiamò a sé la serva, chiedendole di raccontarle una storia. Ed essa incominciò…

C’era un volta un re, seduto su un sofà….

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Questo momento di follia vi è stato offerto da: Ele87 entertainment – A Fool in the Web.


Trasloco, verso nuove avventure

Posted by Ele87 in Parole | 7 Comments


Come promesso, eccomi già di ritorno!

Se cliccate sul banner qui sopra sarete indirizzati al nuovo blog.

Ringrazio chi mi ha seguito qua. Ora però correte, andate a inserire il nuovo indirizzo tra i vostri feed e spero che il mio nuovo fumetto vi piacerà!

Una lacrima telematica per questo blog. :cry:

Sarà una cavolata, ma a volte è più difficile di quello che sembra abbandonare uno spazio, dei personaggi, una mschera informatica alla quale sei stato legato per molto tempo.

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Ciao, blog.

Ele

The last goodbye

Posted by Ele87 in Parole, Rospi | 16 Comments

Dall’inizio dell’anno, più volte ho avuto la tentazione di chiudere il blog. Per quasi tre mesi ho mandato avanti la baracca grazie al lavoro di un altro (grazie Lukino ;) ), idee nuove scarseggiavano e anche quelle poche non mi convincevano.

Ero quasi convinta a non abbandonare tutto quando mi è arrivato un segnale dal destino: la spazio per caricare nuovi file è quasi esaurito.

Volendo posso aumentare lo spazio a mia disposizione, ma ho bisogno di AlterCent e per guadagnarli devo inserire nel sito degli odiosissimi banner pubblicitari, sperando che qualcuno ci clicchi sopra. Ma non vedo perché devo infestare un blog che rappresenta un mero passatempo con degli stupidi siparietti commerciali (e comunque in breve tempo non riuscirei a raccogliere gli AlterCent necessari).

Insomma, questo è l’ultimo post del blog.

Ed è l’ultima strip dedicata ai R.O.S.P.I.

I R.O.S.P.I. sono nati 3 anni fa dalla mente di una studentessa universitaria che odiava l’università e che voleva prendere in giro i suoi coetanei e la società che offre ben poche opportunità ai giovani, ma prima di tutto sé stessa. Col tempo però poi le loro storie si sono evolute e hanno spaziato in contesti ben diversi.

I R.O.S.P.I. avevano un senso che per me ora non hanno più. Non perché i miei coetanei o la società siano mutati in questi tre anni, e forse nemmeno io sono cambiata molto. Non voglio dire che le vecchie strisce hanno perso significato: quelle lo conserveranno sempre, perché portano il valore che per me avevano nel momento in cui le ho concepite. Però ora, io, disegnante di questi personaggi creati a mia immagine e somiglianza, non ho più storie da attribuire a loro.

Ho cercato di riunire più o meno tutti i soggetti che sono stati ideati dal mio cervellino per un saluto finale.

Mi spiace abbandonare questo blog, un po’ perché mi ci sono affezionata ma soprattutto perché è grazie a questo piccolo puntino nell’immensità del world wide web che è successa quella cosa che mai e poi mai, quando iniziai a pubblicare le mie brutte strisce due anni e mezzo fa, avrei immaginato: ho trovato degli amici, dei carissimi amici che occupano un posto importante nella mia vita.

Ma non temete, io non smetto di disegnare. Voglio continuare a creare fumetti, perché mi piace, perché mi diverte, perché mi va e basta. Il mio non è un addio, ma è un arrivederci. Datemi il tempo di arredare un nuovo blog e ci si rivede. Con nuovi personaggi, con nuove storie, ma sempre con la vostra Ele! Per cui prima di cancellarmi i feed rss dai vostri reader aspettate che vi dia il nuovo indirizzo.

E ora scusatemi, ma devo andare a finire di salvare il mondo…